AC72 Artemis Scuffia e muore Simspon

L’America’s Cup si tinge di nero per raccontare una tragedia del mare. In una sessione di allenamento lo scafo di Artemis Racing con undici uomini di equipaggio, stando alle ultime notizie si sarebbe rotto all’altezza della traversa di prua e sarebbe successivamente scuffiato. Nell’incidente è morto Andrew Simpson detto amichevolmente”Bart” 36 anni, finnista olimpico con una medaglia d’oro e una di argento nelle classi regine di Finn e Star. Si direbbe quindi un errore di progettazione o di costruzione. Dalle ultime ricostruzioni Simpson sarebbe rimasto intrappolato sott’acqua per ben dieci minuti, non è dato sapere se in maniera cosciente o svenuto. Ricordiamo che ogni uomo di equipaggio è dotato di una bomboletta d’aria per questo tipo di emergenze, ma questa dovrebbe avere la capacità, per quello che ci è dato saper, per solo tre minuti. I vari Team da tempo si allenano per questo tipo di gravi avarie, dopo quello che era successo con la scuffia di Team Oracle; si fanno anche prove di tuffo dalla piattaforma dalle piattaforme olimpioniche di dieci metri. Ma tutto è stato inutile. Questa coppa da tempo criticata per l’eccessiva estremizzazione sta ancora facendo parlare di sè. Il team di Luna rossa ha comunicato che prenderà tempo per 48 ore per riflettere. Patrizio Bertelli intervistato ci spiega il suo punto di vista: …..Così com’è non va bene, Occorre che i responsabili ne prendano atto. Non tutti hanno capito che siamo passati da un’America’s Cup romantica a una estrema. Siamo diventati come la formula 1 o i rally, dove però ci sono tutta una serie di strutture sia durante le prove sia durante le gare e parlo di medico, sicurezza eccetera. Noi invece andiamo in acqua senza tutto questo. Credo che se ci fosse stata un’imbarcazione di soccorso con sommozzatori e tutto forse quel ragazzo si poteva salvare;(Piccolo inciso, durante le prime tappe delle World Series sul campo di regata c’erano gli specialisti del Bergamo Scuba Angels, con mezzi e con la preparazione per interventi di pronto soccorso anche dall’elicottero, ndr) Cosa bisognerebbe fare allora? Bisognerebbe che ogni volta che usciamo in mare con l’AC72 si attivi tutta una serie di misure di sicurezza, con gommoni veloci, medici e tutto il resto. Rimane comunque l problema che ora siamo uno sport estremo. Occorre quindi cambiare. Già con gli AC45 con l’ala rigida abbiamo visto quelli che sono i problemi e le prestazioni. Questa Coppa con gli AC72 è un tentativo troppo estremizzato, bisogna rendersene conto. E cambiare, rivedere i regolamenti, tutto. Comunque questa Coppa sarà la prima ma anche l’ultima con gli AC72. Anche perchè non credo che a San Francisco possano far finta di nulla. Hanno scelto un campo di regata che è in pratica in mare aperto senza nessun tipo di sicurezza.

Intervista di E.Martinelli

Gian Filippo Pellicciotta