La Caravella: cos’è e come è fatta


Nel 1300 con il termine di Caravella venivano indicate le piccole imbarcazioni a remi e a vela adibite alla pesca o al piccolo traffico costiero nel Mediterraneo occidentale e oltre lo stretto di Gibilterra, fra i porti atlantici del Portogallo. Il passaggio dalla Caravella semplice barca da pesca, alla nave a vela che per prima affronta i pericoli e le incognite della navigazione oceanica, fu graduale. Agli inizi del 1400 la Caravella si presentava come una nave a scafo rotondo con poppa quadrata e prua arrotondata, munita di ponte per le unità maggiori o completamente scoperta per quelle di minori proporzioni, con un dislocamento medio compreso fra le 25 e le 60 tonnellate.


Attrezzatura velica tipica era a vele latine, montate su due o anche tre alberi, dei quali quello di maestra si innalzava al centro della nave. Nelle caravelle maggiori un quarto albero, quello di Trinchetto, era innalzato a prua e portava una o due vele quadre. Lo scafo era realizzato secondo la tecnica, tipicamente mediterranea, della costruzione che è detta “a giustapposto” in cui le tavole che costituivano il fasciame erano avvicinate l’una all’altra “comento a comento”, allineate cioè secondo il loro spessore. Per lungo tempo studiosi ed appassionati si sono preoccupati di chiarire il significato di uno dei pochi dati certi, almeno nella sua enunciazione, che conosciamo circa la tecnica costruttiva delle caravelle: La regola che del del ” tres, dos y as”. Interpretazione dei tale regola è stata sempre controversa e dibattuta: Rapporto di 3:2:1 fra lunghezza, larghezza, e immersione; oppure lunghezza da prua a poppa, lunghezza alla linea di galleggiamento e larghezza nelle proporzioni suddette. In ogni caso la Caravella, così come di solito è raffigurata in disegni, incisioni, quadri d’epoca o carte nautiche, non presenta mai due scafi simili l’uno all’altro. Alla metà circa del 1400 la Caravella, specie per merito dei Portoghesi, che la destinarono ai grandi viaggi oceanici di scoperta, aumenta le sue dimensioni, fino a raggiungere le 500 200 tonnellate.

Fu questa l’epoca d’oro per la piccola ma efficace nave che molto spesso, per evidenti ragioni pratiche di navigazione, veniva adottata di un castello a prua e di un cassero a poppa. La Caravella cioè venne perfezionata con gli elementi strutturali che caratterizzavano le navi maggiori dell’epoca, come ad esempio la caracca. Non perdendo con questo le sue grandi qualità di manovra e le capacità di navigare controvento, questo la differenziavano dalle contemporanee navi tonde attrezzate per la maggior parte con vele quadre, o delle galee, difficilmente manovrabili in caso di cattivo tempo. Rispetto alle prime la Caravella aveva il vantaggio di potersi facilmente allontanare dalla costa, sempre pericolosa quanto il vento soffiava violentemente verso di essa; rispetto alle seconde la possibilità di poter manovrare efficacemente sia a vela che a remi.

La Caravella veniva quindi ad inserire utilmente fra i due tipi di nave maggiormente diffusi all’epoca della sua apparizione. I portoghesi per primi compresero e utilizzarono al massimo le qualità nautiche della Caravella tanto da conservare gelosamente il segreto della sua costruzione. La Caravella portoghese, dapprima anch’essa utilizzata come barca da pesca e da cabotaggio, divenne via via la nave oceanica per eccellenza, sul ponte della quale potevano essere imbarcati anche alcuni pezzi d’artiglieria leggera. Si è detto che il piano velico della Caravella era essenzialmente composto da vele latine. Ma sì La Caravella armata alla latina era particolarmente adatta alla navigazione costiera, l’apparizione nel Mediterraneo della velatura quadra insieme a quella latina, determinò la creazione di un tipo di nave più grande, più sicura, più veloce, maggiormente adatta alle navigazioni oceaniche.

Era l’inizio sullo scorcio del XV secolo, del declino della Caravella che riuscì malgrado ciò a sopravvivere per ancora molti anni trasformandosi in modo da portare tre alberi: con vele quadre a quello di trinchetto e latine al maestro e alla Mezzana. Questo tipo maggiore di Caravella venne chiamato Caravella rotonda, per distinguere appunto da quella armata solo con vele triangolari, denominata Caravella Latina. Questa nave sopravvisse a lungo, anche se la necessità di dover approfittare dei venti oceanici, costanti e tesi, fece preferire ad essa il tipo di nave a tre alberi come la caracca e il galeone. Abbiamo però tracce della presenza della Caravella fin nel tardo XVII secolo nelle flotte mercantili e militari portoghese e spagnolo.

Generalmente a 4 alberi con vele quadre all’albero di trinchetto e gli altri tre con vele latine, con alti i castelli a prua ea poppa, la sua forma di scafo non era molto dissimile dalle grandi galeoni dell’epoca. Solo verso la metà del XVII secolo la Caravella fece la sua comparsa nei mari del Nord, ma con caratteristiche del tutto tipiche. Della nave originale erano rimaste la forma dello scafo e l’attrezzatura velica che la facevano particolarmente idonea alla navigazione sui bassi fondali pericolosamente presenti in quelle zone. Per poter resistere al regime dei venti settentrionali nella Caravella nordica si usavano ammainare o imbrigliare le vele latine lasciando esposte al vento solo quelle quadre.

In concomitanza con l’aumentare delle dimensioni e del livello costruttivo della Caravella, comparvero a bordo anche le artiglierie. Realizzati in maniera analoga alle botti, e cioè a doghe in ferro in ottone o in bronzo, questi cannoni in numero limitato considerate le dimensioni della Caravella, venivano montati a prua e a poppa lungo il bordo superiore delle murate, oppure sull’unico ponte di coperta. Nel ‘500 i sistemi costruttivi permisero la realizzazione di cannoni fusi in un sol pezzo, per ottenere una maggiore resistenza e maggiore gittata. Su alcune caravelle del tardo Cinquecento troviamo imbarcati pezzi di artiglieria allineati lungo le murate del ponte di coperta, mai al di sotto del ponte. La Caravella quindi con la Caracca furono le navi maggiormente utilizzabili per i lunghi viaggi oceanici del periodo fino al XVII secolo; alcune sopravvissero fino alla fine del XVIII secolo. Il fragile scafo della Caravella subiva continue avarie soprattutto nella alberatura. Alberi e pennoni si spezzavano facilmente non appena il vento accennava rinforzare e le giunture dello scafo si aprivano provocando infiltrazioni d’acqua spesso di notevole intensità, riducendo la nave, solo dopo qualche settimana di navigazione, in pessimo stato. Eppure si deve proprio a velieri di piccole dimensioni e di fragile ossatura come la caravella quella serie di viaggi di scoperte che per quasi due secoli condussero l’uomo europeo al di fuori dei ristretti confini del mondo fino ad allora conosciuto. Viaggi che aprirono quelle grandi vie di comunicazione Marittima ancora oggi esistenti. La Caravella va universalmente riconosciuto il titolo di prima nave oceanica a vela, primo veliero su cui l’uomo del Rinascimento reagì alla paura dell’ignoto, animato dalla fede del Progresso.

Gian Filippo Pellicciotta