Mettersi alla cappa involontariamente


Spesso nelle giornate ventose, i velisti alle prime armi incorrono in errori tipici. Uno di questi è il mettersi alla cappa in maniera involontaria, perchè si fa un cattivo uso della vela della propria imbarcazione. Ricordiamo che esiste precisa tecnica che dipende da ogni barca per questo particolare assetto. Quando c’è molto vento è importante saper risalire il vento stesso, ossia essere capaci di bolinare. Con le derive questo è impegnativo a livello fisico con vento teso. E’ necessario in questi casi cazzare bene la vela, mettere i piedi sotto le cinghie e lavorare di addominali. Se non si segue un assetto corretto, la bolina diventa difficile. Una delle prime cose che un principiante fa in maniera erronea, è quello di cazzare poco la vela, perchè se lo facesse la barca sbanderebbe e questo fa sempre un pò paura al principiante. Perciò avendo la nostra randa un assetto pessimo, la sua parte vicino all’albero (la ralinga), sarà sgonfia e ne risulterà una cattiva portanza, che si tradurrà in poca spinta allo scafo, insomma si avrà poca velocità. In questi casi bisogna ricordare che il timone in una barca a vela funziona se l’acqua scorre sotto lo scafo, cioè funziona perchè fende l’acqua. Ma se la nostra velocità è quasi inesistente e si tenta di orzare per evitare che la vela prenda vento e noi siamo costretti a lavorare di addominali, ne risulterà un fenomeno di cappa. La barca tenderà a scarrocciare, la vela sbatterà e il timone non funzionerà. In questi casi l’unica soluzione è cazzare la vela, mettere la barra del timone al centro e far ripartire la barca, solo allora il timone funzionerà e si potrà navigare. Questo tipo di cappa capita spesso ad esempio nell’approccio alla virata da parte di velisti principianti con vento teso, che spesso gridano: il timone non funziona più!!!

Gian Filippo Pellicciotta