Risolvere il “mal di mare”: la rieducazione optocinetica


La riabilitazione optocinetica contro il mal di mare.

Il dottor Loïs Bonne, capo del dipartimento ORL dell’ospedale di Clermont-Tonnerre di Brest, è uno specialista del mal di mare. Con il suo team ha sviluppato una tecnica per risolvere questo fastidioso problema che chi va per mare ha sicuramente almeno una volta conosciuto. Ci spiega tutto in una piccola intervista.

Ci può spiegare cos’è il mal di mare?

Il meccanismo del mal di mare è causato da un conflitto sensoriale. In equilibrio, ci sono tre informazioni che entrano in gioco. La retina centrale identifica una persona e la retina periferica la situa nello spazio. Poi, l’orecchio interno, che è un accelerometro, invia informazioni sui dati della velocità. Infine c’è la profonda sensazione che parte dai movimenti della barca tramite la pianta del piede. Il conflitto principale è legato alla stimolazione dell’orecchio interno causato dal movimento delle onde. Il movimento associato con l’orecchio tramite vista e velocità è diverso da quello che viene percepito dal terreno con i piedi.

Tutte queste informazioni sono confrontate dal cervello con sensazioni memorizzate e questo è ciò che provoca il mal di mare.  Di per sé non è anormale sentirsi “malato” di mal di mare i primi giorni. La preoccupazione nasce quando le persone non sono in grado di abituarsi. Non siamo inoltre in grado di vedere chi può adattarsi e chi no in anticipo, con nessuna visita medica specifica.

Loïs Bonne, specialista della rieducazione optocinetic contro il mal di mare

Chiunque può subire il mal di mare?

Sì. Ci sono situazioni in cui le persone che non lo hanno mai accusato potrebbero provarlo anche in maniera molto forte. Molti fattori possono influenzare il tutto in maniera negativa, come una cattiva alimentazione, il freddo…… E ‘stato osservato che in un naufragio, il 70% dei passeggeri soffrono di mal di mare. Si tratta di un problema sensoriale e i conflitti non solo una questione di volontà, sono un problema somatico.

Che tecnica avete sviluppato per risolvere il mal in mare?

Gli esercizi che proponiamo sono esercizi che stimolano queste tre parti fondamentali che entrano in conflitto, per far si che il cervello impari a gestire per abitudine gli stimoli contrastanti. La tecnica è optometrica e si basa sull’utilizzo di sfere di specchi in stanze buie su delle sedie rotanti.  L’obiettivo è quello di disturbare le persone senza farle star male. Si complicano gli esercizi irritando la gente, insegnandole a gestire i conflitti. Il trattamento dura circa dieci sedute di 30 minuti ciascuna.

È una tecnica che funziona?

Nel 2010, abbiamo condotto uno studio di 100 marinai, 73 sono stati curati e non hanno mai vomitato. Abbiamo avuto il 25% di fallimenti, ma continuiamo a migliorare nella ricerca.

A chi consiglia la sua tecnica?

Credo che per il navigatore della domenica, che esce di tanto in tanto con sua moglie, va bene anche una soluzione medica farmacologica. Gli antistaminici possono essere prescritti. Per i professionisti del mare, prendere farmaci per tutta la vita contro il mal di mare non è consigliabile. La nostra al momento non è una tecnica infallibile come abbiamo detto, ma è una tecnica naturale.

Siete gli unici attualmente a praticare questa riabilitazione?

No, abbiamo grande esperienza perché siamo a Brest, sul lungomare, in porto, lavoriamo con la Marina Militare, ma tutti i fisioterapisti che hanno una formazione nella riabilitazione dell’orecchio interno in sala operatoria sono competenti.

Cosa ne pensa di questi nuovi oggetti contro il mal di mare come occhiali o vestiti?

E’ difficile da valutare, non ho lavorato su queste nuove tecniche ancora. Ma credo, per quello che ho spiegato,  che per alcune persone i sintomi si possano alleviare, data la personale risposta al conflitto dei tre fattori dell’ orecchio interno. Ricordo comunque che è sempre consigliabile, come il marinaio esperto già sa, che quando inizia a farsi sentire il mal di mare è meglio muoversi, e non stare sdraiato, proprio perchè l’orecchio interno può concentrarsi meglio sugli stimoli univoci dei piedi e della vista.

Gian Filippo Pellicciotta