IL VENDEE GLOBE PER MALINGRI

“Anche questa volta, Michel infila una vittoria che, dal punto di vista delle prestazioni, ha dell’incredibile. Il suo tempo di percorso è straordinario e la sua abilità e tenacia non sono in dubbio, del resto non lo sono mai state. Il suo problema ormai non è dimostrare di essere un bravo skipper ma dimostrare di non essere un freddo calcolatore. Lì la strada è ancora lunga. Già l’altra volta Ellen, seconda sul podio a soli 24 anni, gli ha rubato completamente la scena, consacrata dal pubblico e quindi dai media, proprio per questo. Mac Arthur aveva resistito fino quasi all’ultimo e mollato solo per rottura. La sua umanità aveva stravinto schiacciandolo a quello che effettivamente è il suo status sulla faccia di questa terra. Facciamo un pò di ordine, altrimenti sembrano accuse pesanti: il plauso massimo va a chi gli ha preparato la barca, e la cosa ha dell’incredibile perché lui non l’ha certo risparmiata. Quei ragazzi sono dei veri “pro” e hanno raggiunto la vetta per quanto mi riguarda. A questa componente io do il 70% del merito. Perché la sfida alla sorte e al mare, anche quando non serviva più, ha avuto successo solo grazie ai suoi “preparateur” (shore team in francese, Ndr) e, gli va dato il merito, alla concezione generale della barca e alla preparazione prepartenza, di cui è stato capace Desjoyeaux.

Michel è un grande campione nel senso tecnico. Sicuramente il più bravo del mondo (in questa disciplina, Ndr) è lui. La sua superbia e arroganza sono però smisurate e lo hanno portato a forzare quando non era necessario. Lo ritengo direttamente responsabile di almeno 5 ritiri. All’inizio non aveva scelta, ha fatto molto bene recuperando il ritardo in neanche mezzo giro del mondo. In ogni caso ha osato troppo anche li perché, come dimostra la classifica, sul podio oltre a lui ci sono due che hanno rispettato il mare, la vita degli altri e la propria barca. E in tutti i Vendée Globe è sempre stato così. Per vincere devi arrivare in fondo, per arrivare in fondo devi dosare le forze e il rischio di rompere, devi saper “perdere” quando la situazione lo impone. Chiaro non devi neanche andare in giro a 8 nodi come la sfilza di “turisti” che chiude la regata, si tratta di una gara e per cui tutti quelli che dichiarano di farlo per se stessi, o per vivere un’esperienza, avrebbero fatto meglio a farlo fuori gara con una barca ben preparata spendendo molto meno e lasciando la sponsorizzazione a chi invece insegue una vittoria. Le regate si fanno per vincere, per provare a vincere e bisogna partire pronti, esperti e agguerriti.

Insomma al Mich, secondo me, mentre inseguiva la flotta per la prima posizione gli è andata di culo che non ha rotto niente. Ma questo glielo perdono volentieri perché, in un certo senso, “o la va o la spacca” . Può essere anche buon senso una volta che sei migliaia di miglia dietro. In ogni caso sei fuori dal gioco. Invece, e non sono l’unico a pensarlo (gli altri erano o sono ancora in gara), una volta raggiunta la testa della corsa, Foncia avrebbe potuto/dovuto prendersi un buon vantaggio e alzare un attimo il piede dall’acceleratore. Il rischio non era solo per lui, che avrebbe potuto mandare tutto in vacca, ma anche per i suoi avversari che hanno iniziato un’ecatombe di rotture e conseguenti ritiri per cercare di contenerlo e rimanere in zona “Cesarini”. Quindi la componente uomo, che per la sua bravura e il valore del suo exploit varrebbe da sola almeno il 60% del tutto, si abbassa ad un mero 10% causa mancata umanità. Perchè in oceano conta tutto e uno come lui non può non saperlo. In ultimo Michel Desjoyeaux ha avuto un bel 20% di culo che è stato determinante a permettere al 70% di esemplare preparazione del mezzo e al 10% di capacita (netto dal buon senso), di avere successo e stabilire una grande vittoria e un tempo che inseguiremo per parecchio tempo. Non voglio essere quello che lo condanna, il mio rispetto per Michel è massimo, ma in questa edizione del Globe questa è la storia che ha raccontato.

Veniamo agli altri. Purtroppo, subito dopo il mio ultimo intervento su questo sito, ho perso i miei due eroi: Loick Peyron e Bernard Stamm. Erano i tempi in cui Foncia era al decimo posto, e sono stati ritiri dovuti a rotture meccaniche, Peyron, e pura sfiga quella di Stamm. Nei giorni seguenti, Dick, Golding, Josse ecc. tutta gente che poteva vincere ha sofferto l’aumento di ritmo. Non prima di averlo detto e chiaramente: sia Josse che Bilou: “Michel ma che c…o fai?” Risposta “non sto tirando, questo è il mio ritmo normale.” A bellooo!!! Abbiamo corso gli uni contro gli altri per anni con tutti i tipi di barca, ma che cavolo stai dicendo? Mi vieni fuori, dall’oggi al domani, che vai il doppio degli altri.. E gli altri chi sono? Roland Jourdain, Josse, Riou, Le Cam, principianti?. Ma no gente che ti è stata davanti un’infinita di volte, marinai bravi come te.
Detto questo, alla flotta non è rimasta altra soluzione: rompersi o rallentare. Provate ad immedesimarvi. Sono terzo. Foncia mi passa cosa faccio. E’ un bel dilemma tiro o resisto bello “zen”. Sfido chiunque ad avere le palle di resistere. E’ difficilissimo.
Invece c’e chi lo ha capito come Marc Guillemot, Thompson (complice anche un tacco di barca), sicuramente Le Cleach che era comunque in lizza affiancato a le Cam o Riou e quindi in posizione di possibile recupero e sprint finale.

E’ bello il Globe, per me la regata più bella del mondo, ma devi averci le palle, come ce l’ha avute Samantha Davies che ha sorriso per tre mesi e ha goduto a fondo dell’esperienza che stava vivendo, portando la sua barca al massimo consentito dal vecchio disegno e dal buon senso. Per quelli come lei è imperativo arrivare in fondo. Peccato che Guillermot, che ha sotto il culo la barca più bella di tutte, abbia avuto tante rotture prima e dopo l’intervento in soccorso a Elies che ha interrotto il ritmo della sua regata . In ogni caso entrambi hanno visto giusto: vince chi ha fortuna ma il secondo e il terzo devono avere buon senso e senso della misura.
Spero che ce la farai ad arrivare terza Samantha. Te lo meriti più di tutti. Bravissimo le Cleach che ci sei andato dentro e hai portato a casa un’esperienza che ti servirà immensamente. Bravissimo Jourdain, sei un grande! Per me hai vinto tu. E poi 700 miglia su di un 470 con 600 metri quadri di tela non è da tutti.
Sei un grande Jean, assieme a Riou, a Josse, a Elies, a Peyron.
Bello il Vendée, la regata più bella del mondo, una storia infinita di donne, uomini e sport dove l’umanità vince sulla prestazione. Sempre”.
Vittorio Malingri

Da farevela.
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