Cola a picco Bavaria Yachtbau. Fallisce il colosso tedesco della nautica da diporto

Barca che affonda

Zavorrata da un debito che si dice superi 1 miliardo di euro, il colosso tedesco della cantieristica di diporto, Bavaria, ha alzato bandiera bianca e questa settimana ha portato i libri in Tribunale. Il fallimento di uno dei principali costruttori di barche da turismo (a vela e a motore) ha suscitato sorpresa nel mondo della nautica europea, che sta vivendo un periodo di buona crescita dopo la terribile crisi seguita al 2008.

600 dipendenti di Bavaria Yachtbau continueranno a lavorare e ad essere pagati fino a fine giugno per portare a termine la produzione delle barche già ordinate. Intanto il tribunale della città tedesca di Würzburg ha aperto la procedura di amministrazione controllata.

La decisione dei due azionisti di Bavaria, i fondi americani Oaktree e Anchorage, sembra irremovibile: prima hanno licenziato su due piedi l’amministratore delegato Lutz Henkel, poi hanno annunciato che non sosterranno più finanziariamente l’azienda che senza l’iniezione di nuova liquidità non è in grado di proseguire l’attività.

Secondo alcuni esperti del settore, Bavaria ha pagato duramente il mancato rinnovo dei suoi modelli, una colpa da attribuire più al management precedente che a Lutz Henkel, il quale al contrario ha varato i nuovi cabinati C45 e C50 che hanno avuto un grande successo in termini di ordini, ma i conti sono rimasti schiacciati dal forte stock di vecchi modelli non venduti.

Intanto la domanda mondiale di yacht è in crescita. Secondo la società di ricerca Rodiquez Consulting  nel 2017 il mercato mondiale ha registrato un incremento di circa il 20% e un’espansione analoga è prevista per quest’anno.

Produzione-mondiale-di-yacht-nel-2017

Tutt’altri numeri rispetto al drammatico 2009, che in Europa vide la domanda di nuove barche crollare dell’80% e forse anche più. Furono tanti i cantieri che nel pieno della crisi finanziaria mondiale andarono a gambe all’aria. Basta ricordare il caso dell’italiana Ferretti, uno dei nomi più prestigiosi negli yacht di lusso, che aveva fatto default nel gennaio 2009.

Per Bavaria, come per la concorrente francese  Benetau, leader mondiale delle barche a vela, il mercato principale non è rappresentato dalle vendite ai privati, ma dalle flotte delle società di charter.

Il fondatore dell’azienda, Winfried Hermann, che avviò Bavaria nel 1978 con il proposito di realizzare imbarcazioni “di qualità sufficiente ad un prezzo popolare”. Soprannominato non a caso l’Henry Ford della nautica, Hermann introdusse per primo la produzione industriale in un mondo dominato da un’attività sostanzialmente artigianale e si rivelò un geniale uomo d’affari, tanto da vendere la sua Bavaria nel 2007, un anno prima della crisi, per circa 1,2 miliardi di euro.

La comprò il fondo americano Bain Capital che nel 2009, pur di disfarsene, accettò di registrare in bilancio una drammatica svalutazione e la cedette a Oaktree e ad Anchorage, due fondi specializzati nella ristrutturazione del debito, che ormai aveva superato i 950 milioni di euro. Con il nuovo azionariato Bavaria sembrava destinata a un forte rilancio: comprò in Italia il Cantiere del Pardo e in Francia Nautitech, oggi ribattezzata Bavaria Catamarans, attività che vanta ottimi risultati e non entra nel perimetro del fallimento. Il Cantiere del Pardo, invece, è stato ceduto nel 2013 alla famiglia Trevisani.

Per esempio Ferretti,  dopo essere stata oggetto di un’operazione di leveraged buy out molto aggressiva da parte di Candover Partners, è stata salvata dalla cinese Weichai Group, società produttrice di scavatrici e trattori, controllata dal governo di Pechino, che nel 2013 rilevò il 58% di Ferretti Group per 374 milioni di euro. Al momento dell’operazione la Ferretti contava un debito di 600 milioni di euro.

Fonte: Business Insider

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